Tra il 1860 e il 1890 si sviluppa il movimento artistico della scapigliatura in Italia nella città di Milano e Firenze. Il principale esponente della scapigliatura è Cleto Arringhi (1830-1906) e scrive il romanzo: “La scapigliatura e il 6 febbraio” nel 1862 da cui nasce appunto il nome del movimento artistico. Nel secondo Ottocento italiano, con le figure di Giovanni Prati (1814-1884) e Aleardo Aleardi (1812-1878) vennero meno in poesia l’ideologia e la sensibilità romantiche.

La Scapigliatura fu un fenomeno esclusivamente italiano, influenzato dall’esperienza dei bohémien (termine che deriva da “boemo”, “zingaro”), artisti parigini che facevano dell’emarginazione e della ribellione il loro stile di vita. La Scapigliatura piemontese si distinse dalla bohème milanese per la ricerca di modalità espressive nuove, talora violente ed esasperate. Gli scapigliati costituivano un gruppo assai eterogeneo di artisti spesso accomunati, tuttavia, dall’identificazione tra arte e vita, da atteggiamenti trasgressivi e provocatori. I loro tratti distintivi erano lo spirito d’indipendenza, l’irrequietezza e il tormento interiore.

I caratteri del movimento

L’apertura all’Europa e a nuove tematiche ribelli nei confronti delle convenzioni sociali, gli scapigliati milanesi non condividevano ideologie e modi di vita borghesi e ricorrevano a forme e contenuti anticonformisti e scandalosi, assumendo spesso pose da “poeti maledetti”. Tuttavia, la loro protesta non ebbe la portata culturale rivoluzionaria che ebbe, in Francia, quella di poeti come Baudelaire e Rimbaud.
Nonostante ciò, essi svolsero un importante ruolo culturale, diffondendo la conoscenza di autori stranieri, che contribuirono a sprovincializzare la cultura italiana, e introducendo nelle proprie opere temi e motivi che raramente avevano trovato spazio nella tradizione letteraria italiana, quali il macabro, il funereo, l’umorismo nero, il patologico, l’abnorme, il sogno e l’incubo.

Modelli di ispirazione

Introducono argomenti nuovi nella letteratura europea e nel 1850 diventano argomenti centrali dei movimenti anticonformisti
(squilibrio mentale, morte e angoscia, incubo)

Scopo: stimolare la società creando disagio e scalpore

E.T.A Hoffmann

I cui racconti visionari spaziano dal fantastico all’horror

Edgar Allan Poe

autore di racconti dell’orrore e del mistero

Charles Baudelaire

la cui raccolta di liriche, I fiori del male (1857)

La poetica

l’anticonformismo e la ribellione contro la società, contro le sue tradizioni e valori. Il ribellismo ideologico in funzione antiborghese si tradusse nelle posizioni più violentemente polemiche e blasfeme, nella rottura con la tradizione letterari, nell’esplorazione di nuovi ambiti espressivi e nel ricorso a nuovi linguaggi che esprimessero le antitesi e le contraddizioni da cui tale fermento culturale nasceva;

la predilezione per il patologico, l’orrido, il macabro e, in generale, degli aspetti più inquietanti della realtà;

il dualismo tra il bene e il male, la virtù e il vizio, la bellezza e la corruzione e la degradazione, l’ideale e il reale. La perdita di un mondo di valori, legati alla funzione nobilitante dell’arte, genera sentimenti nostalgici che inducono a vagheggiare, accanto a condotte dissolute e libertine, ideali di purezza e di spiritualità. Il dualismo di cui si alimenta la poesia scapigliata traduce e declina l’ambivalenza fra lo spleen e l’idéal baudelairiani: la malinconia, l’insoddisfazione e il fastidio, come una cappa plumbea, opprimono l’anima e le impediscono di librarsi verso le infinite distese dell’idéal. L’artista, sperimenta una dolorosa condizione di marginalità e di isolamento. Nonostante l’importante funzione di rottura nei confronti della tradizione, il limite dagli scapigliati  fu quello di non aver trovato un nuovo linguaggio per nuovi contenuti.

Lo stile

Quanto allo stile, gli scapigliati non riuscirono a dare alla loro lingua quella perfezione formale che altri seppero raggiungere. La loro poesia e la loro prosa si risolsero spesso in un’elaborata ricerca di effetti musicali e di un linguaggio anticonvenzionale e nell’uso del dialetto, specialmente da parte degli scapigliati milanesi.

Critica il romanticismo e critica i valori della società borghese, ma da una diversa prospettiva, non con atteggiamenti di ribellione ma con la riscoperta dei classici ritornando così a classicismo, inserendosi tra il verismo e il decadentismo.

La vita

Nasce nel 1835 a Valdicastello (Lucca), il padre Michele fa il medico ma per le sue idee liberali è costretto a trasferirsi spesso perché è perseguitato. La natura di questi luoghi influenzerà molto la poetica di Carducci e svilupperà un rapporto particolare con questa. Infatti sviluppa il concetto di amore spirituale (metaforica ricerca di luce) e di comunione (vita unita alla natura) ed a influenzarlo sarà Foscolo. Nasconde in sé un senso di morte (una contrapposizione tra la vita e la morte) per superare ciò suggerisce il valore dell’ideale, che ti spinga ad andare avanti nella vita nonostante finirà tutto e la patria, la giustizia e la libertà spingono l’uomo ad avere una vita eroica forte e coraggiosa. Frequenta poi la scuola superiore dei Padri Scalopi dove ottiene una formazione classica, qui matura la critica contro il romanticismo e un’affinità verso i classici il cui contenuto andrebbe riscoperto. Si trasferisce a Pisa e si laureò in lettere e cominciò a insegnare, ma le sue prime esperienze di insegnamento furono presto interrotte a causa delle sue idee repubblicane. Nel 1858 muore il Padre e nel 1859 sposa Elvira Menecucci, dalla quale ebbe quattro figli; l’unico maschio, Dante, morì in tenera età nel 1870, ispirandogli la struggente poesia Pianto antico (1871) e inizia così un periodo di povertà. Nel 1860, ottenne la cattedra di “eloquenza italiana” all’Università di Bologna. Collabora poi con una casa editrice ma poi Carducci non potrà partecipare perciò comporrà delle poesie. Morì nel 1907 a Bologna. 

Le Opere

Nel 1906 ricevette il premio Nobel per la letteratura, il primo assegnato a un italiano.

Giambi ed epodi (1882)

di tono satirico e di argomento politico. Il titolo della raccolta si riferisce ai metri usati dal poeta greco Archiloco e da Orazio nelle loro poesie ispirate a una violenta satira sociale e politica;

Rime nuove
(1861-1887)

La raccolta che meglio rappresenta l’ispirazione poetica carducciana;

Odi barbare
(1877-1893)

in cui il poeta esalta la vita che si rinnova in armonia con la natura e la bellezza della nostra terra, alternando argomenti storici a momenti più personali;

Rime e ritmi
(1887-1899)

l’ultima raccolta, ricca di momenti di solenne poesia, a volte un po’ fredda, in cui ricorre il tema della morte.

SAGGI

critica letteraria

Della varia fortuna di Dante (1866-1867) 
La storia del «Giorno» di Parini (1892)

PROSE

carattere polemico
argomenti (letterari, politici, biografici, ideologici ecc.)

Confessioni e battaglie (1882-1884)

L'Epistolario

Pubblicato postumo in 22 volumi tra il 1839 e il 1960. Interessante per ricostruire gli aspetti della poetica carducciana e della personalità del poeta

Pensiero

Attento osservatore dei fatti politici, ammiratore di Cavour, seguace di Mazzini, si proclamò repubblicano, giacobino e anticlericale, perché considerava la Chiesa e il papa sostenitori di princìpi reazionari.

Ma, dopo il 1880, si schiera dalla parte della monarchia, di cui riconobbe i meriti risorgimentali, e si entusiasmò per la politica autoritaria e nazionalista di Crispi. Era in fatti deluso della classe politica dominante, debole e rinunciataria, dimentica dei grandi ideali del Risorgimento. Dal Positivismo riprese l’idea che ragione e scienza dovessero servire all’uomo per distruggere le false credenze e guidarlo verso la conquista del progresso, della libertà, della democrazia.

Poetica

Nacque con Carducci un nuovo classicismo che unì l’aspirazione alla perfezione dello stile e il culto della bellezza. Ma il poeta non fu interessato solo al mondo degli antichi: all’epoca dei liberi Comuni medievali e alla rivoluzione francese riconosceva una straordinaria esperienza di libertà, modello di virtù da contrapporre alla meschinità e alla corruzione del presente.

Cantore della storia risorgimentale italiana, l’intento del «poeta della storia», come lo definì Bendetto Croce, fu sempre quello di rievocare quadri storici caratterizzati da grandi ideali civili, convinto dell’importanza della missione del poeta-vate che è chiamato a celebrare i fasti della patria, ad animare i suoi concittadini, ad esaltare la virtù e l’eroismo.

Sebbene contrario al Romanticismo  non fu però immune dal Romanticismo ravvisabile nel continuo dissidio fra sogno e realtà, nella contemplazione ideale della classicità, nel sentimento della morte, nel nostalgico ricorso agli affetti intimi, nello stesso amor di patria, espresso in maniera passionale. I temi fondamentali della poesia carducciana sono: la natura, i luoghi dell’infanzia, gli affetti, gli eventi eroici della storia, la morte.