Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio

”O rinnovarsi o morire!”.

Vita

Gabriele d’Annunzio nacque a Pescara nel 1863 da famiglia borghese, studiò in scuole aristocratiche e sin da piccolo mostrò il suo interesse alla letteratura, in quanto a sedici anni pubblicò il suo primo libretto di versi che si intitolava Primo Vere(1879). A diciott’anni, dopo essersi diplomato si trasferì a Roma per frequentare l’università, ma abbandonò presto gli studi preferendo vivere tra salotti mondani e redazioni di giornali. Acquistò subito notorietà grazie alle sue produzioni, ma anche a causa della sua vita scandalosa dedita ai piaceri, al lusso. A causa della sua vita altamente dispendiosa i creditori lo perseguitavo, e dunque fu costretto ad andare in esilio in Francia; durante questo periodo scrisse opere teatrali persino in francese, senza interrompere i legami con la patria che l’aveva rifiutato. D’Annunzio fu un cittadino molto attivo anche politicamente, infatti allo scoppio della Prima Guerra Mondiale tornò in Italia e si schierò dalla parte degli interventisti sostenendone varie campagne; si arruolò volontario attirando di nuovo a sè la sua attenzione, e inoltre egli non combattè nel fango e nella sporcizia delle trincee, ma nei cieli, con l’aereo, basti pensare al Volo su Vienna. Nel Dopoguerra dimostrò il suo dissenso, coniando l’espressione di vittoria mutilata, per le promesse non rispettate dall’intesa nei confronti dell’Italia; egli fu il capo dell’impresa di Fiume, dove instaurò un dominio personale sfidando lo stato Italiano, che con il tratto di Rapallo aveva sancito l’indipendenza della città di Fiume. Venne scacciato nel 1920 con le armi, ma non si arrese, in quanto voleva proporsi come duce di una rivoluzione che mettesse ordine al disordine del dopoguerra, ma fu scacciato da Mussolini. Mussolini per contenere D’Annunzio, lo esaltò come padre della patria e gli regalò la villa di Gardone, che D’annuzio trasformò in un mausoleo chiamato “Vittoriale degli Italiani”. Qui trascorse lunghi anni, ossessionato dalla decadenza fisica e morì nel 1938.

Opere

Tra le opere di esordio di Gabriele d’Annunzio, troviamo: Primo Vere e Canto Novo, sono delle raccolte di poesie che si rifanno a Carducci; Terra Vergine, è una raccolta di novelle basate sul modello di Verga in cui sono presenti dei temi decadenti. Appartengono alla fase estetizzante: Intermezzo di rime, Isotteo e Chimera, Il Piacere un romanzo dove vi sono dei forti elementi simbolici, ed il protagonista Andrea Sperelli è simile a Dorian Gray. Alla fase del superomismo appartengono tre romanzi: Trionfo della morte, Il Fuoco, Forse che sì forse che no; e delle produzioni di impronta politica come: Le vergini delle rocce e le Laudi. Le laudi sono una raccolta di poesie composta da cinque libri: Maia, Elettra, Alcyone,Merope e Asterope. Alla fase della Bontà appartengono: Poema paradisiaco, Giovanni episcopo, L’innocente. E infine al periodo notturno appartengono: Notturno, Le faville del maglio, Libro Segreto; si tratta di prose liriche, caratterizzate da una struttura frammentaria, con uno stile lirico ed evocativo, hanno un taglio prettamente autobiografico. Egli si dedicò anche al teatro, poichè tramite esso poteva raggiungere un pubblico più vasto e si dedicò ad opere drammatiche tra cui: Francesca da Rimini, La nave, La città morte, La figlia di lorio. 

Pensiero e Poetica

D’Annunzio aderisce ai principi dell’estetismo, egli aveva come obbiettivo quello di vivere la vita
come un’opera d’arte. Egli si definisce “poeta vate”, il vate è colui che predice, che profetizza e colui che ha la possibilità di vedere oltre la realtà. D’Annunzio elabora il mito del superuomo coglieno le caratteristiche del personaggio di Nietzseche che è carico di forza vitale che gli consente di stare al di sopra della massa, e acquista di consenguenza il diritto ad imporsi e sfruttare le masse. Egli rifiuta il conformismo e la mediocrità borghese, disprezza il denaro mostrandosi in questo senso incoerente perchè per poter condurre la sua vita dedita agli eccessi, aveva bisogno di guadagnare tramite i suoi scritti, e per riscuotere successo doveva compiacere la borghesia e assecondare i suoi gusti; quindi paradossalmente il culto della bellezza e il vivere inimitabile risultavano essere finalizzati alle esigenzw del mercato; egli da vita al dannunzianesimo un importante fenomeno di costume che si sviluppò a cavallo fra Otto e Novecento: D’Annunzio aveva uno stile di vita fuori dal comune, per esempio sui colli di Fiesole, nella villa della Capponcina egli conduceva una vita da principe rinascimentale, tra oggetti d’arte, stoffe preziose, cavalli, si circondava di numerose donne e ciò colpiva la fantasia della massa borghese, che voleva evadere dalla nascente società di massa. In effetti D’annunzio negli ultimi due decenni dell’800 riconobbe la crisi nell’uomo causata dalle grandi trasformazioni in atto nella società: l’incremento delle industrie, l’affermarsi dei monopoli, l’instaurarsi della società di massa che nega l’individualità all’essere umano.

Molti aspetti della produzione di D’Annunzio appartengono al gusto decadente: attrazione per il magico e l’irrazionale, fascino della decandenza, della corruzione e della morte, esaltazione dei risvolti barbarici e primitivi dell’esistenza, presenza di simboli, compiacimento per una sensualità perversa., analisi dei tormenti interiori. Tra le sue poesie spiccano liriche in cui si manifesta la natura attraverso la musicalità dei versi, egli inoltre attribuisce alla parola una suggestione magica. Lo stile adottato da D’Annunzio sia nella prosa che nei versi è sontuoso, ricercato, pieno di retorica e pertanto i suoi scritti sono difficili da leggere e interpretare.