GIACOMO LEOPARDI

“L’immaginazione è la prima fonte della felicità umana”

VITA E
CURIOSITÀ

Giacomo Leopardi nasce a Recanati nel 1798 da Conte Monaldo e la Contessa Adelaide Antici, famiglia benestante e di cultura. Influenzato dall’ambiente circostante, Leopardi intraprende uno studio disperato che gli compromette la schiena e la vista.

Successivamente, portando avanti i suoi studi arriva ad avere la prima conversione dall’erudizione al bello poetico, dalla quale inizia a scrivere poesie arrivando così a conoscere Pietro Giordani. Però la vita a Recanati lo soffoca e decide insieme all’amico Giordani, di organizzare una fuga in segreto che non prosegue secondo i piani, perché sulla carrozza c’è il padre Monaldo.

Da questo accaduto, Leopardi ha la sua seconda conversione, dal bello poetico al vero filosofico. Dunque, si orienta verso una concezione materialista che lo porta a scrivere i Piccoli e Grandi Idilli.

Esausto si trasferisce a Roma dallo Zio Antici ma l’ambiente romano è corrotto e meschino ed è costretto a tornare Recanati, dove fino 1829 rimane in silenzio poetico. Più tardi si reca a Firenze dove incontra Fannie e il romanziere Antonio Ranieri, con il quale costruisce una forte amicizia che lo porta a trasferirsi dall’amico a Napoli, dove muore nel 1837.

LO SAPEVI CHE...

…Leopardi aveva strane abitudini alimentari come quella di far colazione nel pomeriggio e pranzare a mezzanotte, costringendo sempre qualcuno a cucinare apposta per lui.

…il suo aspetto lo portava a non lavarsi e a non curarsi affatto della propria igiene personale, cosa che non dovette fare molto piacere alla lavanderia del castello…

PENSIERO
E POETICA

Durante i suoi studi elabora diverse teorie:
Teoria del piacere:
Concezione pienamente romantica con radici nel sensismi di Condillac. Leopardi con questo pensiero giunge alla conclusione che l’uomo per natura tende al piacere di consegua alla felicità infinita ma ciò che ostacola l’uomo è il suo essere finito, destinandolo così ad una ricerca continua di un desiderio nel desiderio. Quindi ciò che resta all’uomo è essere felice nel suon immaginario, dove si creano speranze e non è possibile illudersi.

Teoria della rimembranza:
Nella teoria della rimembranza Leopardi spiega quanto la vaghezza del ricordo renda il dolore meno doloroso e ne enfatizza la felicità.

Pessimismo storico:
Leopardi partendo dal punto di vista classicista, dove madre natura è vista come figura benigna e portatrice di azioni eroiche per l’uomo, sviluppa il pensiero che l’allontanamento dell’uomo dalla natura porti infelicità distruggendo tutte le illusioni.

Pessimo cosmico:

Al contrario di quando citato nel pessimo storico, la natura viene vista come una madre malevola che abbandona l’uomo in balia della vita piena di sofferenze e solitudine.

Pessimismo eroico: Leopardi invita gli uomini ad associarsi e collaborare insieme al fine di sopportare e opporsi alla natura e di conseguenza riuscire a condividere la  propria sofferenza.

OPERE

ZIBALDONE

Nato come insieme di appunti e di riflessioni a partire soprattutto dalle letture e studi effettuati nella biblioteca di famiglia.Iniziato nel 1817, composto da 4000 pagine manoscritte è una sorta di diario personale nel quale Leopardi inserisce appunti e osservazioni letterarie filosofiche e linguistiche. I temi trattati vanno dalla religione alle riflessioni sul funzionamento e il linguaggio, dal rapporto tra antico e moderno e infine al ruolo del ricordo della memoria elemento moto fondamentale nella poetica leopardiana. Tuttavia, si tratta di beni importanti che compongo le maggiori opere dell’autore soprattutto per i canti, le operette morali e i pensieri.

OPERETTE MORALI

Si presentano come testi scritti in roda di argomento filosofico all’interno delle quali viene segnata la definita presa di coscienza dell’arido vero e un’evoluzione  del pensiero leopardiano.
Nel quale rivaluterà la ragione dell’uomo attribuendo soltanto alla natura la ragione dell’infelicità umana. 
Non solo abbandona del tutto il pessimismo storico e uk modello di Rousseau in quanto la natura non è benigna ma maligna.
Nelle operette sono presenti:

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"DIALOGO DELLA MODA E DELLA MORTE"

Leopardi utilizza una forma di dialogo illuminista personificando due entità astratte, la moda e la morte.
Il dialogo tra le due figure dei apre quando a moda spiega allla morte che sono sorelle antrambe figlie della caducità. La morte cancella gli uomini nella loro totalità mentre la moda impone e rinnova tendenze, stili di vita e preferenze; smbolo delle apparenze e della vanità tipiche dei tempi moderni e del consumismo

"DIALOGO DI UN VENDITORE DI'ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE"

Il dialogo si apre quando un passante incontra casualmente un venditore ambualnete di calnedari. Tra uno scambio di battute tra i due su argo,enti cardien del pensiero leooardiano, il oassante domanda al venditore se pens che l’anno che sta oer arrivare possa essere felice, il vedntiroe risponde di sì.Il oassante dalla risosta del venditore, gli chiede se gli piacerebbe che l’anno a venire fosse uguale a quello passtao comoreso die solori vissuti; il venditore gli risponde di no che preferisce vivere la vita così senza nessuna ripetizione passata.
Infine il passante esclama che il bello della vita no è in quello che è stato ma in quello che sarà

 

 

"DIALOGO DELLA NATURA E DI UN IRLANDESE"

Scritto nel maggio 1924, durante il suo silenzio poetico nel quale approfondisce la propria meditazione sul fine della vita universale e sul destino dell’uomo. All’inizio del dialogo vengono presentati i due personaggi, l’islandese uomo po’ curioso, stravagante e di vasta cultura ma allo stesso tempo ingenuo. il secondo personaggio è la natura figura antropomorfica, entità reale.Una figura tra la mitologia e l’immaginazione attraverso la quale emerge la visione materialista e meccanicistica della natura. Leopardi inoltre, attraverso la visione maligna che ha verso la natura sostiene che sia proprio essa stessa la nemica impassibile della felicità umana. Nel dialogo infatti, l’islandese a scelto di vivere mosso dalla preoccupazione di tenersi lontano dalla sofferenza ma ciò a cui non può sfuggire è il dolore, ricollegato al pessimismo cosmico. Infine il dialogo si conclude con la domanda che si pone il protagonista sul senso della vita umana, lasciando di conseguenza in sospeso questo aspetto.

PICCOLI IDILLI

Composizione poetica  contraddizione classica usata da Leopardi per interrogarsi sulla condizione umana, è di carattere autobiografico.
All’interno vengono  rappresentati paesaggi naturali incentrati sulla poetica della visione e della rimembranza presente nell’opera. 
Dei piccoli idilli ne fa parte:

"L'INFINITO"

Opera scritta a Recanati nel 1819, racconta di un percorso interiore partendo dalle concrete esperienze sensoriali.
Il soggetto giunge ad immaginare ciò che non ha limiti di spazio e di tempo fino ad uscire da se stesso e sprofondare ma non solo narra anche di un’esperienza perdita di coscienza  e di annullamento di sé .
Inoltre l’esperienza verso l’infinito come fonte di piacere anticipa la teoria del piacere elaborata successivamente da Leopardi.

GRANDI IDILLI

Come per i piccoli idilli anche questi presentano una forte composizione autobiografica, scritti nel periodo tra Pisa e Recanati nella situazione psicologica del difficile ritorno al paese.
I temi presenti sono dolore e piacere,  l’angoscia per la ricerca del senso della vita e il ripianto della giovinezza accompagnato dalla consapevolezza che il passato è finito per sempre, che la morte incombe e che la vita attuale non è altro che infelicità.
Viene attribuito  il ruolo di matrigna alla natura.
I grandi idilli contengono :

"A SILVIA"

Poesia che fa parte dei canti Pisano-recanatesi, viene scritta a Pisa a seguito del suo periodo di cupo pessimismè un componimento incentrato, come intuibile dal titolo, sulla figura di Silvia (senahal di Teresa fattorini,  la figlia del cocchiere  di cui Leopardi si innamora).

L’Idillo è diviso in due parti: la prima comprende le prime  tre strofe in cui leopardi rievoca  il passato e l’ambiente di Recanati mentre la seconda parte che comprende le ultime tre strofe Leopardi tratta della consapevolezza del presente e l’amaro disincanto seguito dalla scoperta del vero.
Dunque i temi presenti sono affetti da rimembranza come è possibile notare nella 1 strofa dell’opera.

"LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA"

Poesia che è stata scritta durante il periodo in cui Leopardi si trova nella casa natale a Recanati .
All’interno dell’opera Leopardi  tramite la descrizione della realtà naturale del dopo tempesta spiega la sua concezione della vita.

Nella prima strofa leopardi descrive il ritorno alle attività quotidiane dopo il temporale ovvero ciò che accede non appena è passata la tempesta.
Opera dalla quale l’autore  Sviluppa  una similitudine nella quale dopo la tempesta segue il sereno come così dopo il dolore segue il piacere che però è così breve da ridursi a niente.

CANZONI CIVILI

Sono 10 opere, all’interno delle quali vengono fatte contrapposizioni tra presente e passato.  La più importante opera è all’Italia , scritta con un linguaggio aulico e ricercato che esorta il popolo. In cui i temi sono la decadenza dell’Italia  e  la gloria per l’antica Grecia. Infatti nella prima strofa è possibile leggere come il poeta tratti la crisi morale e politica in cui è caduta l’Italia all’epoca. Mentre nella quarta strofa , per contrasto, onora e ricorda il sacrificio degli spartani caduti  per difendere  la patria dall’invasione persiana

CANZONI FILOSOFICHE

L’esaltazione del mondo antico è presente anche all’interno  delle canzoni filosofiche  come ad esempio nell’opera “ultimo canto di saffo” composta tra il 1820 e il 1823.  All’interno delle canzoni la natura è vista come madre benevola e benefica verso l’uomo. Leopardi in esse, attribuisce il compito di ispirare,  suscitare passioni e attuare atti eroici. La visione più pessimista però non viene abbandonata difatti risulta presente nelle canzoni 2 “bruto minore” e “ultimo canto di saffo” 

"ULTIMO CANTO DI SAFFO"

Il cui  la protagonista  Saffo infelice per via di un mancato amore corrisposto da parte della famosa poetessa greca, si spinge al suicidio che viene visto e descritto come atto eroico. L’opera ci viene mostrata come un monologo recitato dalla stessa Saffo prima della sua morte. La canzone  inoltre segna la fine definitiva del pessimismo cosmico e mette in scena una poesia più sentimentale. Formata da quattro strofe dove vengono presentati i turbamenti di Saffo mettendo in  scena una situazione del tutto drammatica