Italo Svevo

Biografia

Aron Hector Schmitz nasce a Trieste, la notte tra il 19 e il 20 dicembre 1861 in una famiglia borghese di religione ebraica. Cambierà il suo nome in Ettore Schmitz e userà lo pseudonimo di Ettore Samigli pubblica i suoi primi lavori. Nel 1874 è mandato dal padre a vivere e a studiare, assieme ai due fratelli Adolfo ed Elio, al collegio di Segnitz, in Baviera, dove studia il tedesco e altre materie utili per l’attività commerciale.

La biculturalità sarà un elemento importante nella sua vita, che egli tuttavia non vivrà mai in modo conflittuale o doloroso, ma sempre in armonia, anzi evidenziando la propria doppia culturalità nella scelta dello pseudonimo Italo Svevo. Nel 1878 torna a Trieste e termina il suo percorso di studi commerciali all’Istituto Commerciale “Pasquale Revoltella” senza trascurare la cultura letteraria, leggendo prima i classici tedeschi e successivamente i classici italiani.

Nel 1880, dopo il fallimento dell’azienda paterna, deve iniziare a lavorare presso la filiale cittadina della Banca Union di Vienna, impiego che, nonostante mai amato, mantiene per diciotto anni.Frequentando la Biblioteca civica di Trieste legge i classici italiani e i naturalisti francesi, estendendo i propri interessi anche alla filosofia e alla scienza, in particolare a Charles Darwin.

Nello stesso periodo inizia la collaborazione con “L’Indipendente”, per il quale scrive recensioni e saggi teatrali e letterari. Riesce anche a far pubblicare, nel 1888 e nel 1890, i suoi racconti “Una lotta” e “L’assassinio di via Belpoggio” scritti in italiano sotto lo pseudonimo “Ettore Samigli”. Nel 1886 perde suo fratello Elio e inizia a scrivere commedie e un romanzo.

Nel 1892, anno in cui muore suo padre, avviene la pubblicazione del primo romanzo “Una vita”, firmato con il definitivo pseudonimo di Italo Svevo.
L’opera viene sostanzialmente ignorata dalla critica e dal pubblico.

In quell’anno vive una relazione con Giuseppina Zergol, che ispirerà poi il personaggio di Angiolina in Senilità. Dopo alcune collaborazioni con il giornale “Il Piccolo” e una cattedra all’istituto “Revoltella”, nel 1895 muore la madre e un anno dopo si fidanza con la cugina Livia Veneziani che sposerà nel 1896 con rito civile e nel 1897 con matrimonio cattolico.

Avrà una figlia, Letizia. Il matrimonio segna una svolta fondamentale nella sua vita: l’«inetto» trova un terreno solido e, può arrivare a coincidere con quella figura virile quasi irraggiungibile, il pater familias. Nel 1898 pubblica il secondo romanzo, “Senilità”. Questo insuccesso letterario lo spinge quasi ad abbandonare del tutto la letteratura. Dimessosi dalla banca, nel 1899 entra nell’azienda del suocero accantonando la sua attività letteraria, diventando marginale e segreta.
Frequentando un corso d’inglese alla Berlitz School di Trieste nel 1907, conosce lo scrittore irlandese James Joyce, suo insegnante. Intorno al 1910, grazie al cognato Bruno Veneziani, che si reca a Vienna per farsi curare da Sigmund Freud, entra in contatto con la psicoanalisi freudiana ed entrambi gli eventi influenzeranno la successiva produzione letteraria.

Allo scoppio della prima guerra mondiale l’azienda nella quale lavora viene chiusa dalle autorità austriache. Durante tutta la durata della guerra lo scrittore rimane nella città natale, mantenendo la cittadinanza austriaca ma cercando di restare il più possibile anonimo al conflitto.
In questo periodo si interessa alla psicoanalisi e traduce “L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud”, che lo influenzerà notevolmente. Con il passaggio di Trieste al Regno d’Italia, collabora con primo importante giornale Triestino italiano “La Nazione”. Prende la cittadinanza italiana e italianizza in Italo Svevo il nome che aveva adottato.

Il 12/09/1928 viene coinvolto in un incidente stradale a Motta di Livenza , in cui rimane ferito in maniera non grave. Raggiunto l’ospedale in preda all’asma, muore 24 ore dopo l’incidente, il 13 settembre.
I funerali si svolgono a Trieste il 15 settembre 1928 secondo il rito ebraico.

Interessi letterari

Poetica

Svevo è interessato al positivismo, Darwin, e Freud, dei quali si avvale di tecniche scientifiche di conoscenza e il rifiuto di qualunque ottica metafisica, spiritualistica o idealistica. Inoltre anche da Nietzsche, Freud e da Schopenhauer da cui riprende alcuni strumenti di analisi e di critica.

Il Nietzsche di Svevo è il teorico della pluralità dell’io, anticipatore di Freud, e il critico spietato dei valori borghesi.

Egli prende dai personaggi gli elementi critici e gli strumenti analitici e conoscitivi invece che l’ideologia complessiva.
Sull’aspetto stilistico-espressivo si ispirava al romanzo psicologico con l’esplorazione dell’inconscio, la parte più profonda dell’uomo va assieme all’analisi interiore dei personaggi e delle loro emozioni.

La nevrosi, per Svevo, è un segno positivo di non rassegnazione e di non adattamento ai meccanismi alienanti della civiltà che sacrificano la ricerca del piacere. L’ammalato è colui che non vuole rinunciare alla forza del desiderio. La terapia lo renderebbe sì più “normale”, ma a prezzo di spegnere in lui le pulsioni vitali.

La letteratura è da lui concepita come recupero e salvaguardia della vita. L’esistenza vissuta viene sottratta al flusso oggettivo del tempo. Soltanto se l’esistenza sarà narrata o «letteraturizzata» sarà possibile evitare la perdita dei momenti importanti della vita e rivivere nella parola letteraria l’esperienza vitale del passato, i desideri e le pulsioni che nella realtà sono spesso repressi e soffocati. Su questa tesi di fondo si aprono Le confessioni del vegliardo. La vita può essere difesa solo dall’«inetto», dall’ammalato o dal nevrotico, da chi nella società è un “diverso”, e dunque dallo scrittore.

Dalla letteratura realista e naturalista Svevo deriva la critica al “bovarismo” agli atteggiamenti da sognatore romantico dei protagonisti dei primi due romanzi, e una struttura narrativa, in Una vita e in Senilità, ancora tributaria all’impianto narrativo tradizionale. Da Dostoevskij e da Sterne desume la spinta all’analisi profonda dell’Io e a un rinnovamento radicale delle strutture narrative. Caratteristica della poetica di Svevo è un contrasto tra ciò che è razionale e ciò che è ideale. Su questo piano agisce anche l’influenza di Joyce. Essa si risolve però in molteplici gestioni culturali (l’attenzione all’inconscio) e la tendenza a correlare l’analisi del profondo alla ricerca di un nuovo impianto narrativo più che in un’effettiva analogia di soluzioni formali.

Opere maggiori

Una vita - 1892

Senilità - 1898

La coscienza di zeno - 1923

Il romanzo presentauna storia tardoverista, un racconto di un vinto, sconfitto dalla vita. Ma in confronto al romanzo naturalista è evidente lo scarto di fatti Alfonso è sconfitto non da cause esterne, sociali, ma interiori, del suo modo di essere e di fare. Il protagonista rapppresenta la figura dell’inetto, un uomo caratterizzato da una volontà di rifiutare le leggi sociali e la logica della lotta per la vita.

Trama

Alfonso Nitti, trasferitosi dalla campagna a Trieste, trova un lavoro in banca, ma non riuscendo a stabilire contatti umani vede le sue ambizioni andare scomparendo.
Ha una relazione con Annetta Maller, figlia del proprietario della banca. Sposandola potrebbe veder realizzate le proprie ambizioni, ma Alfonso fugge al paese natale, e la madre è gravemente malata.

In seguito alla morte della madre è convinto di aver trovato finalmente il suo “modus vivendi”, ovvero di dominare le passioni. In realtà, però, il protagonista è ben presto ripreso da queste ultime. Infatti ritornato a Trieste, rivede Annetta e le scrive una lettera, questa però è promessa sposa a Macario, giovane appassionato di letteratura conosciuto in casa Maller. Annetta non risponderà a questa lettera. Nel frattempo il fratello di Annetta sfida a duello Alfonso. Il protagonista preferisce suicidarsi con il gas, consapevole del proprio fallimento.

Il titolo ha un significato metaforico, “senilità” ovvero l’incapacità di agire che è propria degli anziani, ma nel romanzo la stessa è quella del protagonista che invece è abbastanza giovane.

Trama

Emilio Brentani, 35 anni, è conosciuto per la produzione di un romanzo, egli ha un impiego in una compagnia di assicurazioni e vive un’esistenza noiosa e monotona. Emilio si innamora di Angiolina, trascurando la sorella e l’amico scultore Stefano Balli. Stefano non crede nell’amore, e cerca di convincere Emilio a “divertirsi” con Angiolina, la quale non ha una bella reputazione in paese. Emilio dimostra al contrario tutto il suo amore nei confronti di lei, arrivando trascurando gli amici che cercano di avvertirlo dei suoi numerosi tradimenti. Stefano comincia a frequentare casa Brentani con maggiore frequenza, e la sorella di Emilio, Amalia, finisce per innamorarsene. Emilio, geloso della sorella, allontana Stefano, e Amalia comincia aad usufruire dell’etere, finché non si ammala di polmonite. Emilio segue la sorella malata, ma pensando sempre di più ad Angiolina, abbandona più volte la sorella per uscire con Angiolina. Dopo la morte della sorella Amalia, Emilio smette di frequentare Angiolina e si allontana da Stefano. Viene in seguito a sapere che Angiolina è fuggita con il cassiere di una Banca e anni dopo, nel ricordo, Emilio vedrà le due donne fuse in una singola persona, con l’aspetto di Angiolina e il carattere della sorella Amalia.

La vita è lotta, è “malattia”, la nostra coscienza è un insieme di autoinganni più o meno consapevoli. Il protagonista acquista la saggezza fondamentale per vedere la vita umana come una commedia e per comprendere che l’unico mezzo per essere sani è la persuasione di esserlo. Sottoforma di diario, la narrazione si svolge in prima persona e non presenta una gerarchia nei fatti narrati. Il protagonista è una coscienza che si crea attraverso il ricordo.

Trama

Zeno Cosini, un ricco commerciante di Trieste, è stato invitato dal suo psicoanalista a scrivere un’autobiografia, con la speranza che smetta il vizio del fumo. Egli però interrompe la “terapia” e il Dottor S., per vendetta pubblicherà le sue parole. Zeno nel racconto ripercorre sei episodi della sua vita, legati dall’incapacità di vivere ovvero la sua malattia.
Ricorda l’inizio del suo vizio e come non sia mai riuscito a fumare l’ultima sigaretta. Buoni propositi e pentimenti si estendono alle circostanze più importanti della vita: dal difficile rapporto col padre; al matrimonio con Augusta, alla relazione con la giovane Carla, voluta per sconfiggere la paura d’invecchiare; al rapporto di amore e odio col cognato Guido, il quale aveva sposato Ada, di cui Zeno si era innamorato. Nell’ultimo episodio subentra la guerra e Zeno rimane scosso. Ancora una volta la sorte lo aiuta e si arrichisce con un commercio prosperoso. Ciò lo fa sentire forte e lo spinge ad abbandonare la cura psicoanalitica. Il romanzo si chiude con la previsione di una catastrofe, prodotta dagli ordigni di guerra e che travolgerà la terra.