Luigi Pirandello

Luigi Pirandello (Agrigento, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) è stato un drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Per la sua produzione, le tematiche affrontate e l’innovazione del racconto teatrale è considerato tra i più importanti drammaturghi del XX secolo. Tra i suoi lavori spiccano diverse novelle e racconti brevi (in lingua italiana e siciliana) e circa quaranta drammi, l’ultimo dei quali incompleto.

Vita

  • Infanzia: nacque il 28 giugno 1867 ad Agrigento, il padre Stefano era discendente di una famiglia di imprenditori liguri. La vita familiare non era serena, per la personalità autoritaria e prevaricatrice del padre, da questo si Luigi sviluppa l’idea della famiglia come trappola, in cui i rapporti non possono essere autentici.
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  • Adolescenza: dopo il liceo si iscrisse alla facoltà di lettere, prima a Palermo, poi a Roma e infine a Bonn, dove si laureò.
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  • Nel 1892 si trasferì a Roma: strinse amicizia con Capuana che lo incoraggiò a scrivere e a partecipare a sedute spiritiche, in Pirandello nacque l’interesse per lo spiritismo.
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  • Nel 1894 sposò Maria Antonietta Portulano, figlia di un socio del padre, donna bellissima ma di salute cagionevole e psicologicamente fragile, nacquero tre figli, Stefano, Lietta e Fausto.
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  • L’inizio della carriera letteraria: nel 1893 scrisse il primo romanzo, L’esclusa, e dal 1897 iniziò a comporre drammi per il teatro. Divenne anche un insegnante di italiano all’Istituto Superiore di Magistero di Roma
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  • Il 1903 anno drammatico: una frana distrusse la miniera di zolfo in cui il padre aveva investito tutto il suo capitale e anche la dote di Maria Antonietta che ebbe una crisi nervosa che paralisi isterica, poi come «una forma irrimediabile di paranoia» che la tormentò per tutta la vita. 
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  • Compose in pochi mesi, Il fu Mattia Pascal, pubblicato a puntate sulla rivista “Nuova Antologia” fra l’aprile e il giugno 1904. Nel 1908, pubblicò l’importante saggio L’umorismo.
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  • Il successo teatrale: traspose alcune delle sue novelle in opere teatrali. Nel 1910 debuttò con gli atti unici La morsa e Lumie di Sicilia. Nel 1919 ricoverò la moglie in una clinica per malattie mentali, fino alla morte 1959. Nel 1921 scrisse Sei personaggi in cerca d’autore.
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  • Di orientamento conservatore e nazionalista, all’inizio del conflitto si schierò, tuttavia, su posizioni interventiste e guardò con interesse al Futurismo, che esaltava i valori della vitalità e della modernità. 
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  • Ma nel 1924 aderì al Partito fascista firmò il Manifesto degli intellettuali fascisti di Gentile. Motivò la sua adesione con la necessità di uno Stato forte in grado di reprimere le violenze e i disordini.
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  • Nel 1924 fondò la Compagnia Teatro d’Arte di Roma, che fu sciolta nel 1928; scritturò la sua attrice favorita, Marta Abba, alla quale fu legato sentimentalmente. 
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  • Nel 1926 scrisse Uno, nessuno e centomila, il suo romanzo più filosofico. 
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  • 1926 primi dissapori con il partito fascista: una decisione di Mussolini, il quale gli preferì Grazia Deledda come candidata italiana al premio Nobel per la letteratura.
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  • 1929 avviene la rottura con il partito quando non gli furono rinnovati i finanziamenti per la sua compagnia teatrale, che dovette così chiudere. 
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  • Nel 1934 ricevette il premio Nobel per la letteratura. 
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  • Morì il 10 dicembre 1936 per polmonite mentre seguiva a Cinecittà la realizzazione del film tratto dal Fu Mattia Pascal.

Opere

Le novelle

Novelle per un anno (1922-1937), ambientate nel mondo rurale siciliano e in quello impiegatizio romano, presentano tutti i temi e i caratteri della poetica pirandelliana. I saggi

Tra i saggi, il più importante è L’umorismo (1908), in cui l’autore fissa le basi teoriche della sua poetica.

I romanzi

Pirandello scrisse sette romanzi, i più importanti dei quali sono Il fu Mattia Pascal (1904), Quaderni di Serafino Gubbio operatore (1925) e Uno, nessuno e centomila (1926). Hanno come temi centrali la crisi d’identità, l’estraneamento alla vita

Il teatro

La produzione teatrale di Pirandello comprende:

– il teatro dialettale, composto da opere quali: Il berretto a sonagli (1917) e La patente (1918);

– il teatro grottesco di cui fanno parte Il piacere dell’onestà (1917), Così è (se vi pare) (1917), Il giuoco delle parti (1918);

– il metateatro, che mette in scena problemi e tematiche del teatro stesso, come in Sei personaggi in cerca d’autore (1921), Enrico IV (1922), Ciascuno a suo modo (1924), Questa sera si recita a soggetto (1930);

– il “teatro dei miti”, cui appartiene la trilogia La nuova colonia (1928), Lazzaro (1929), I giganti della montagna (1930)

  • Le poesie: Pubblicò sette raccolte di versi, produzione poetica influenzata da Carducci, viene giudicata di scarso valore.

  • Le novelle: Decise di raccogliere tutte le novelle pubblicate in un’opera in più volumi dal titolo Novelle per un anno. Rappresenta una sfida dell’autore di raggiungere 365 novelle. Nell’edizione definitiva le novelle sono 255. Non c’è un ordine e uno sviluppo preciso, dalla lettura si ricava un senso amaro e penoso dell’esistenza umana. I personaggi sono ritratti con intento “umoristico” nella loro vita quotidiana, costellata di sofferenze e di ossessioni.

  • Novelle per un anno 1922-1937: Sono ambientate nel mondo rurale siciliano e in quello romano, la piccola borghesia impiegatizia vive un’esistenza frustrante, oppressa dalla monotonia del lavoro e dalla vita familiare.

La patente: Pubblicata per la prima volta sul “Corriere della Sera” nel 1911, la novella affronta il tema della superstizione e della credenza popolare secondo cui esisterebbero gli iettatori, persone in grado di esercitare un influsso negativo sulle vite altrui. Pirandello dimostra un’intolleranza verso le convenzioni determinate da ignoranza e superstizione. 

Trama: È ambientata in un paese in cui tutti si conoscono dove vive Chiàrchiaro, il sospetto iettatore. Osteggiato da tutti, denuncia per diffamazione due giovani che hanno fatto gesti scarmantici contro di lui: il suo scopo non è perdere la causa e dimostrare che egli è realmente uno iettatore, con tanto di «patente». Sostando davanti a fabbriche e botteghe, spera di poter trasformare la sua triste fama in fonte di guadagno.

  • I saggi: Tra i saggi, il più importante è L’umorismo (1908), in cui l’autore fissa le basi teoriche della sua poetica, nella seconda parte dell’opera definisce il concetto di umorismo distinguendo: la comicità come l’avvertimento del contrario, che induce al riso; l’umorismo come il sentimento del contrario, che porta alla «riflessione»; L’umorismo provoca reazioni contrastanti il riso e il pianto.

  • I romanzi: Scrisse sette romanzi, i temi centrali sono la crisi d’identità e l’estraneamento alla vita.

  • Quaderni di Serafino Gubbio operatore 1915: 

Introduzione: Pubblicato a puntate sulla “Nuova Antologia”. I capitoletti che lo compongono sono raggruppati in sette Quaderni, che svelano l’impostazione diaristica dell’opera. Romanzo destrutturato, la narrazione si compone di anticipazioni, flashback, monologhi, racconti nel racconto. L’opera condanna la civiltà delle macchine e il falso progresso della civiltà industriale, che rende l’uomo un semplice ingranaggio di un meccanismo produttivo, soffocandone la spontaneità e la libertà di scelta e condannandolo a una vita dominata dalle macchine.

Trama: Il romanzo è il diario del protagonista, Serafino Gubbio, che è narratore interno della vicenda. Racconta l’ultimo anno di lavoro come operatore cinematografico che dopo aver filmato la scena dell’incidente occorso a un attore sbranato da una tigre, diventa muto per lo shock. 

È la storia di un individuo “senza qualità”, ridotto all’impossibilità di esprimersi e di comunicare. Il suo registrare la vita con la macchina da presa diventa metafora dell’uomo alienato che contempla la vita dall’esterno.

Brano: Ciak! si gira: Schiavo della macchina da presa Serafino Gubbio è talmente frustrato che si sente ridotto a «non essere altro che una mano che gira una manovella». È un operatore che «non opera nulla», che non esprime se stesso e si sente un ingranaggio di un meccanismo. Lo stare dietro la macchina da presa diviene metafora del distacco con cui egli guarda alla vita e della meccanicità del vivere moderno.

  • Sei personaggi in cerca d’autore 1924: 

Introduzione: È la prima della trilogia del metateratro, che comprende anche “Ciascuno a suo modo” e “Questa sera si recita a soggetto”. La struttura è specchio della relatività della verità e della concezione dell’arte. Presenti quattro piani che s’intrecciano:

1. i fatti accaduti: 

2. il rapporto fra personaggi e autore

3. le interpretazioni dei personaggi stessi

4. il conflitto fra personaggi e attori

Trama: Una compagnia teatrale sta facendo le prove di una rappresentazione di Pirandello, Il gioco delle parti, quando dal fondo della sala entrano sei personaggi: il Padre, la Madre, la Figliastra, il Figlio, la Bambina e il Giovinetto. Essi, concepiti da un autore che si è rifiutato di scrivere il loro dramma, cercano un altro autore che sappia far rivivere la loro storia e degli attori che sappiano interpretarla. Ma il capocomico e gli attori non riescono a far entrare questi personaggi negli schemi dell’arte e a rappresentare sulla scena il loro dramma. Solo questi ultimi possono far rivivere la loro realtà e, recitando, ricostruirla secondo i limiti dell’arte.

La condizione di “personaggi”: Una compagnia teatrale sta provando una commedia di Pirandello. Si presentano sulla scena i sei personaggi, sono simili a spettri e vengono a chiedere al capocomico di farli vivere nel mondo dell’arte. Nel colloquio del Padre con il Capocomico viene affrontato il problema del mestiere teatrale che vuole rappresentare storie verosimili, mentre ci sono al mondo tante storie vere e dolorose. Il Capocomico ribatte che il mestiere dell’attore è importante e ha dato vita a personaggi immortali. È quello che i sei personaggi sono venuti a chiedere: la possibilità di avere, grazie al teatro, vita immortale. 

L’autore, dopo averli concepiti, facendone creature vive di una vita propria, non ha scritto il loro dramma e quindi non c’è copione: ma il dramma esiste e forniranno loro stessi il copione, man mano che vivranno sulla scena la loro storia non scritta.

  • Il fu Mattia Pascal 1940:  

  • 1904 terzo romanzo, presenta tutti gli elementi che saranno caratteristici della produzione successiva: il problema della definizione della propria identità, il “doppio”, il relativismo conoscitivo, la poetica dell’umorismo. 

  • Trama: La strana vicenda del “fu” Mattia Pascal, che inscena per ben due volte la propria morte per sottrarsi alla condizione di estraneo alla vita, viene esposta quando i fatti sono già avvenuti e Mattia affida le sue memorie a un manoscritto. Il protagonista del romanzo ripercorre le vicende relative al tentativo di sottrarsi a una condizione di vita alienante, e di costruirsi una nuova identità. Ma la vita non consente ritorni: egli resta sospeso in una condizione di non vita, una specie di limbo, in attesa di non essere più, definitivamente.

Uno, nessuno e centomila Uno, nessuno e centomila:
 
È il romanzo più filosofico di Pirandello, frutto di una lunga elaborazione che va dal 1910 alla pubblicazione in volume avvenuta nel 1926.
 
Trama: Protagonista e voce narrante è Vitangelo Moscarda, il quale, in una serie di capitoletti di riflessione sui fatti e sui modi di vita convenzionali, percorre un itinerario di liberazione dalle forme in cui è rinchiuso dagli altri e nelle quali non si riconosce. La vicenda paradossale del protagonista, per il quale vivere significa morire e rinascere attimo per attimo, ogni volta nuovo, senza ricordi, senza coscienza, segna il completo annullamento dell’identità, la dissoluzione dell’io.

Pensiero e poetica

La formazione culturale di pirandello fu influenzata dalle opere dei veristi a lui contemporanei. Nonostante la formazione verista, la poetica di Pirandello si fonda su tre principi

  • il problema dell’identità

  • la concezione della vita come incessante fluire senza ragione o scopo

  • il relativismo conoscitivo, secondo cui non esiste una verità oggettiva, ma tante verità quanti sono i punti di vista

Il tema centrale della poetica di Pirandello è il contrasto tra “vita” e “forma”: il poeta sostiane che la vita di ciascuno debba fissarsi in una forma. 

 
  • Formazione Verista: Da Luigi Capuana e Giovanni Verga  e Federico De Roberto; l’indagine oggettiva delle vicende umane si tramuta in uno scavo nella vita psichica, per scoprire l’incoerenza e la fragilità che il razionalismo positivistico non è in grado di cogliere.

  • Studi di psicologia e filosofia:
  • La Maschera e la crisi dei valori: Indagine di pirandello sul disagio esistenziale, da vita a personaggi in dissonanza con la società e colti da gravi crisi di identità. Influenzato dalle teorie di Simmel, lo scrittore si convinse che la vita, flusso incessante e perenne divenire profondo e autentico, per avere consistenza deve fissarsi in una forma che ne smorzi però la vitalità originale. Per dare consistenza alla propria vita e sopravvivere nella società, l’uomo è costretto ad adeguarsi alla forma e alle convenzioni, indossando una maschera (una delle manifestazioni della forma), anzi diverse maschere, a seconda dei ruoli o delle circostanze. Indossando una maschera, interpretando una parte, però si mette a repentaglio l’autenticità dei rapporti. D’altra parte chi prova a vivere mostrandosi nella verità è portato a viene relegato dalla società. Solo l’estraniazione e la follia possono strappare la maschera che opprime l’uomo e liberarlo dalle costrizioni che la società gli impone.
  • Trappole: Per ogni maschera, che ciascuno indossa, ve ne sono infinite altre che gli vengono attribuite dalla società e che lo imprigionano nella trappola delle convenzioni sociali, come il lavoro e la famiglia, la prima cellula di vita associata in cui l’uomo si trova a sostenere un ruolo. L’individuo che vuole estraniarsi dal ruolo attribuitogli dalla maschera non può, per quanto tenti, perché  scopre di essere intrappolato in una assurda rete sociale di convenzioni  «Vuoi ribellarti? Non puoi. […] tu sei prigioniero di quello che hai fatto, della forma che quel fatto ha di te dato». La visione pirandelliana della vita è pessimistica e disperante: l’uomo è perennemente scisso tra “vita” e “forma”, ovvero la maschera.

  • La «filosofia del lontano» L’individuo che si isola dalla società finisce per essere il «forestiere della vita», uno spettatore della propria vita e di quella degli altri, prigionieri delle trappole e irrigiditi nelle maschere imposte dalla vita sociale, le cui basi, inconsistenti, fittizie e contraddittorie sa guardare con atteggiamento “umoristico” nella sua filosofica superiorità.

Lanterninosofia: essendo umani ci distinguiamo dagli animali perchè pensiamo e agiamo e siamo consapevoli di quello che ci accade, noi siamo delle lanterne che illuminano la realtà come noi la vediamo, noi piccole lanterne illuminiamo le lanternone che rappresentano le credenze e gli ideali; quando queste certezze vengono meno le lanterne si spengono e noi ci ritroviamo immersi nel buio. Quindi la morte non è altro che lo spegnersi di queste lanterne e il ricongiungimento alla vita universale.